mercoledì 29 gennaio 2014

Soul a New Orleans

Pharmacy Museum, New Orleans


Laissez le bon temps rouler.



"Are you having fun?", un passante su Bourbon Street ci tiene che anche noi (io e il mio CV, chi altro?) ci divertiamo sotto i balconi del French Quarter. Forse, non avendo neanche una delle collane di perline colorate al collo, diamo nell'occhio.
Tutti gli altri sono nella mischia: si fa a chi ne colleziona di più, di collane. Pegno per averne una: mostrare una delle proprie fisiche grazie. Così, fra le croci dei predicatori che cercano di dissuadere dal peccato da un lato del marciapiede e le tre croci pornografiche che indicano i locali delle spogliarelliste da quello opposto, per una notte vedo balconate, parapetti e davanzali di gente che non ho mai neanche guardato negli occhi.

Soul, dove sei? Tra le case coloniali porticate e balconate dello storico quartiere francese o in cima ai grattacieli di quello contemporaneo americano che si intravede da qui? Soul in inglese come anima o sôul nello slang francese che vuol dire ubriachi? Chissà. Tutto è possibile a New Orleans. E di certo c'è gente che qui l'anima l'ha cercata in qualche negozio voo-doo o nella lettura di una mano o dei tarocchi e chi invece l'ha rimessa per strada dopo decine di drink.

Disinibita, New Orleans. Dorme di giorno, in un'atmosfera innaturale, quasi immobile nelle folle di turisti, nella pacatezza delle tea room e dei negozi di souvenir. Poi di notte esplode tutta la sua carnevalesca voglia di festa. Il Mardi Gras è ancora lontano, eppure le collane colorate sono un simbolo della città in qualunque momento dell'anno.

French Quarter

Jackson Square (vista dal lato del fiume)

Mississippi River

Disinibita anche la cucina, dove l'anima è nel soul food della tradizione afro-americana: tra specialità cajun e creole, tutto è un piacere dei sensi, una contaminazione volontaria per raggiungere un'estasi che altrimenti forse si perderebbe nel Mississippi.
Zuccherose pralines, soffici beignet, Jambalaya, riso e fagioli rossi, pesce fritto e intingoli di carne. Come sempre solo dolci e piatti vegetariani sulla mia tavola. E una ricetta strappata allo chef del ristorante preferito di questo viaggio, The Green Goddess: un pink hummus, un tripudio d'amore, un inno alla prosperità e una dichiarazione di fertilità che si evince dalla sola lettura degli ingredienti. Il pallido hummus di ceci si colora di un rosa acceso con le rape rosse e il melograno, il peperoncino e una manciata di semi di papavero.

Creole Praline


Beignet



Soul in musica. Jazz fino a tarda notte al Three Muses, artisti da strada che improvvisano con tutti gli strumenti possibili, ballano il tiptap, recitano come trasformisti che creano la creatività.
Burlesque, vintage, musei, magia. Estremi che solo qui possono convivere, uno accanto all'altro, a due passi sul marciapiede. Tanto da non lasciare spazio per il pensiero.


Pharmacy Museum


Three Muses, jazz club nel quartiere Marigny


Soul a New orleans, solo qui nel sud, Louisiana. Dove tutto è concesso, anche la pena di morte. Dove la schiavitù era parte della storia.
Lontano il nord, lontana l'ingessatura e i colletti bianchi di DC, l'anima danza nel corpo senza freni inibitori e la joie de vivre è calda e sensuale. Come non ci fosse domani.

Laissez le bon temps rouler, dice la tradizione cajun e New Orleans lo canta ogni giorno, sotto l'egida di un fleur-de-lis. Sciogliere le briglie, sguinzagliare la creatività, festeggiare la vita: questo il ritmo. Siamo in grado di andare a tempo, senza spogliarci di noi stessi e indossare maschere di carnevale?

martedì 21 gennaio 2014

La ricetta della felicità


Washington Masonic Monument, Old Town Alexandria (dalla metro)

When you don't go within, you go without. (Yogi Bhajan)


Di nuovo neve, su questa East Coast. Tolti gli sci dopo una giornata sui dolci pendii della Liberty Mountain, a meno di due ore da casa, la snowstorm la guardo dal tepore della townhouse.

Spesso su Still Words l'ispirazione arriva dal viaggio, dall'esplorazione di un luogo del mondo. E una montagna di neve, per di più chiamata "Libertà", sarebbe solitamente uno spunto perfetto per un nuovo post in questo blog.

Liberty Mountain, Pennsylvania

Con -20 di temperatura percepita là fuori però (e non siamo più in montagna, siamo in città!), viene naturale raggomitolarsi come un gatto nella calda, accogliente casa dolce casa. Dalle cui finestre si può guardare fuori con occhi curiosi, godendosi lo spazio dentro.

Così, esplorando gli interni, sono finita di nuovo in cucina per parlare di creatività: già in passato ne è venuta fuori qualche ricetta golosa. Oggi ce n'è di nuove e si accompagnano a un pensiero speziato: qual è la ricetta della felicità?

La cerchiamo sui libri, nelle guide spirituali, nel partner, negli amici, nei luoghi del mondo, in bagno sotto la doccia, ovunque. Vogliamo gli ingredienti, le dosi, il procedimento per essere felici. Ma abbiamo fatto una capatina dentro noi stessi?

Questa soffice torta allo yogurt di vaniglia è accompagnata da petali di rosa. La trovereste sensuale e avvolgente, dolce ma non troppo. E non solo perché c'è poco zucchero.



I biscotti grezzi e semplici all'olio extravergine di oliva siciliano sanno di casa, di famiglia, di radici che tengono su. Mettono pace, senza bisogno di uova e latticini.



E questa torta marmorizzata? Un abbraccio caldo come il cioccolato e candido come la farina, in una spirale crescente di energia che porta lì dove bianco e nero, giorno e notte, bene e male fanno parte del tutto. Come l'impulso che dà inizio alla vita.




Qual è la nostra ricetta? Quali sono gli ingredienti che usiamo nelle relazioni con gli altri? Sono sempre farina del nostro sacco oppure li abbiamo letti nel ricettario che altri hanno scritto?
Riusciamo a guardare là fuori comodamente dalla nostra casa, ovvero a relazionarci piacevolmente con gli altri, senza perdere le fondamenta e la sicurezza?

Nessuno può dirci chi siamo e nessuno quindi può dirci come essere felici. La sola ricetta della felicità è essere se stessi e la creatività ci ricorda che siamo unici, uguali a nessun altro.

Il mondo è niente senza di noi e noi siamo niente senza il mondo: ciascuno di noi è unico e speciale ed essere qui ci offre la meravigliosa opportunità di condividere e comunicare chi siamo, di usare tutti i nostri sensi per assaporare la vita, con gusto e nel rispetto di se stessi e degli altri. In relazione autentica.

Non si può scrivere la ricetta della felicità per qualcun altro, però si può spronare alla creatività, alla libertà di espressione, all'esplorazione di quelle meravigliose stanze dentro se stessi.
Seguite invece la pagina Facebook del blog per trovare lì presto le ricette di questo post, con il solo scopo di leccarsi i baffi. Magari raggomitolati a casa, quando fuori c'è tanto freddo.

mercoledì 15 gennaio 2014

Creatività on the road

National Arboretum, Washington DC


Creation is ready to serve you, if you just be you.
Yogi Bhajan


Tre anni: tanto dura la mia storia nell'area di Washington DC, lasciata l'Italia, le persone più care e il lavoro alle spalle. Una still life tra i fotogrammi del film, vivendo la narrazione fra gli alti e bassi di queste scene di vita.

Avere molto tempo per pensare è come invitare la mente a un party superaffollato dove non conosci nessuno, con superalcolici e forse anche un po' di droga.
Cominciano a sorgere le più filosofiche domande, alla Marzullo: qual è il mio posto nel mondo? Cosa mi aspetta in futuro? Cosa c'è dietro quello che non scorgo da qui?

Il tempo esercita una grande pressione quando è poco e altrettanta quando è troppo.
Mancanza di tempo per noi stessi e troppa roba tutta insieme con conseguente stress o troppo tempo che ci dà modo di sentire noia e depressione.
Succede, a tutti. Perché siamo esseri umani e viviamo in un mondo imperfetto e perché il tempo, insieme allo spazio, ci dà una vita in quel mondo.

Così, lungo la strada, stiamo seduti e ci lasciamo trasportare, gli occhi terrorizzati perché non vedono dove stiamo andando e le mani in mano che non sanno quali pesci prendere. Invece di guidare noi stessi o almeno goderci il panorama dai finestrini.

Basterebbe cambiare posto, guardare davvero.

Ho visitato giorni fa l'Arboretum di Washington DC e ho visto questi alberi bellissimi:




Avreste detto che si tratta di bonsai?

In base al punto da cui osserviamo, le cose possono sembrare più grandi di quanto in effetti non siano. Ci carichiamo inutilmente di pesi che ci rimpiccioliscono quando invece saremmo in grado di guardare dall'alto persino gli alberi.

Cosa ci impedisce di volare? Proprio il fatto che continuiamo a guardare lassù, fuori, senza renderci conto che invece basta essere noi stessi. Alla ricerca della propria verità, non quella degli altri.





Creatività è quel genere di esplorazione, quel viaggio verso se stessi, ovunque nel mondo.
Una danza con gli occhi aperti per guardare e perdere i sensi e gli occhi chiusi per sentire e vedere davvero. Scrollandosi limiti, blocchi, rigidità, paure e depressione di dosso.
Essere se stessi, flessibili e traboccanti di possibilità.
Accettare quello che non possiamo cambiare e trovare l'ispirazione per costruire ciò che non immaginavamo.
Libertà pura, forza interiore, limpidezza tale che tutto ciò che è male passa attraverso e tutto ciò che è bene fiorisce dentro. Prima o poi, dopo l'inverno.

La strada è lunga, non sappiamo cosa c'è dietro la curva, oltre la collina?
Continuiamo a camminare verso noi stessi, non verso altro: nude colonne che non hanno bisogno di sostenere pesi per essere quello che sono.




lunedì 6 gennaio 2014

La grande bellezza

Comincia un nuovo anno. Ci sono quaderni su cui scrivere, biscotti nel forno, progetti creativi e sogni da realizzare.
La fine di quest'anno americano è stata scandita da brindisi in famiglia, auguri vicini fra serenate e danze portoricane, cibo siciliano, moltissima neve, chiacchierate in lingue inventate.
Non poteva che essere così, multietnico e multi-amoroso, freddo fuori e caloroso dentro.

DC è una brughiera grigia e bianca, Arlington un riparo sotto alti palazzi in serie, Alexandria una Old Town illuminata.
A Penn Quarter guardo vecchi amici e più recenti conoscenze con gli occhi del nuovo anno: dalla casa dove è morto Lincoln al museo delle cere di Madame Tussauds, dal Ford's Theatre al buonissimo ristorante indiano Rasika sulla D svoltato l'angolo dalla 7a, dal museo delle spie al cinema che proietta film italiani d'autore sulla E.

Penn Quarter, Washington DC


Marylin Monroe @ Madame Tussauds, Washington DC


Mi riempio di Roma proprio sul grande schermo dell'E Street Cinema, grazie all'ultimo film di Sorrentino con Toni Servillo: Roma bellissima e decadente, Roma autentica con tutte le sue imperfezioni, piena di incertezza e incrostazioni come i graffiti sulle storiche pietre, Roma meno città aperta e più chiusa, come i lucchetti che hanno arricchito Moccia. Lontana da questa America delle catene di negozi, da queste scacchiere di numeri e lettere che sono le strade, dai grattacieli e dal senso del dovere, dal networking e da carte verdi tali e quali ai sorci dello stesso colore.

White House, Washington DC
Pennsylvania Avenue, Washington DC
Smithsonian Castle, Washington DC


Da capitale a capitale, dalla storia antica a quella moderna, dall'Altare della Patria alla Casa Bianca, dai Castelli Romani al Castello degli Smithsonian.
Ho ricordato l'Italia, ho sognato Roma proprio qui dove il sogno dovrebbe essere americano. La grande bellezza, la chiama Paolo Sorrentino, e io ci leggo la vita. Tutto il resto è solo un trucco.




Sono di nuovo qui, alla mia scrivania di questa townhouse, scrivo. Su uno dei tanti quaderni che tanto mi piacciono si legge "Remember, ideas become things". Ricordati, le idee diventano cose.
Con profonda gratitudine guardo tre adorabili oggettini che mi ha portato una signora dello yoga dal Giappone: un segnalibro a forma di ragazza col kimono, un timbro che stampa non saprò mai quale dei loro tanti ideogrammi e un portachiavi con un piccolo Maneki Neko, il gatto portafortuna.
L'epifania tutte le feste porta via, ma che importanza ha essere al centro della festa? Qualunque sia la capitale, qualunque storia ci sia dietro, basta essere al centro della propria vita e nel cuore di molte persone.



martedì 24 dicembre 2013

Natale USA

City Hall, Old Town Alexandria


Auguri ai proprietari dei negozi che mettono sul marciapiede ciotole di acqua e cibo per i cani che passeggiano al guinzaglio con i loro amici uomini.

Auguri alle signore del centro yoga che fino all'ultimo giorno prima di Natale vengono alla classe e si impegnano con lo stesso cuore di sempre.

Auguri alle persone in fila negli enormi supermercati USA, a quelle che si fanno impacchettare il regalo dai bambini disabili nelle librerie, a quelle che comprano le buste piene di cibo per gli homeless alle casse di Whole Foods.

Auguri a chi pratica arti marziali ed è sempre gentile, regalando un sorriso fra un calcio circolare che tira e un colpo che para, paziente nell'insegnare ai più giovani e umile nell'imparare dai più anziani.

Auguri al bambino che gioca a calcio sul tappetino di yoga e guarda l'insegnante con aria provocatoria.

Auguri al signore con il cappellino nero e la barba grigia che gironzola sempre sulla Patrick, con una bottiglia di birra in mano e l'aria di chi non crede più a Babbo Natale.

Auguri alla gente che mangia giganti smoothies color puffo, sospette gelatine di zucchero, biscotti avviluppati in una plastica glassa, cupcakes sepolte da spumosa, densa, extra-dolce copertura.

Auguri a chi cucina per la vigilia di Natale, portando le proprie tradizioni familiari in questa America multietnica, in queste case addobbate a festa con luci, christmas tree, presepi, candele ebraiche, pentacoli neopagani, angeli in volo, divinità colorate, guru con turbanti.

Auguri a chi ha la famiglia lontana e festeggia con il cuore a metà, a chi vorrebbe un biglietto dell'aereo come regalo di Natale e a chi pensa ai propri cari anche se non ce li ha.

Auguri agli abitanti dei cimiteri dalle lapidi bianche ordinate in fila sui grandi prati verdi, a chi non c'è più e ti scalda il cuore al solo pensiero di un suo sorriso. O della sua coda scodinzolante.

Auguri agli amici che vivono in due Stati diversi, uno sulla East e l'altro sulla West Coast, e si abbracciano a distanza.

Auguri ai lobbisti che aspettano il prossimo gun show e a quelli che pregano che le armi spariscano dal mondo.

Auguri all'uomo in carriera nel suo suit di Natale, a quello che corre in tenuta sportiva con il figlio nel passeggino anche durante le feste, a quello che veste italiano per farsi la serata sulla 14esima, al neo-chic che bazzica Georgetown, al bambino in doppio petto e a quello che è vestito come un giocatore di football.
Auguri ai ragazzi che a Natale indosseranno la divisa militare e ai veterani che passeggiano in città la sera su una gamba sola.

Auguri all'automobilista che si ferma per dare precedenza anche quando non richiesto e al pedone che si mette in fila al semaforo non solo perché è Natale.

Auguri al presidente nero nella Casa Bianca, a chi pilota i tre elicotteri su nel cielo di Washington DC e a quelli che provano a indovinare in quale dei tre Obama sta volando.

Auguri a chi innalza e abbassa le bandiere a stelle e strisce, a chi canta l'inno con la mano sul cuore e toglie il cappello in segno di rispetto.

Auguri a chi passerà la vigilia al cinema, vivendo un film in IMAX con gli occhialini 3D sul naso, mangiando i popcorn unti di burro che odorano di piedi, dimenticandosi delle feste là fuori.

Auguri ai giocatori di football, di baseball, di basket e di hockey. A tutti quelli che li guardano correre da destra a sinistra (e viceversa) e a quelli che sperano di essere inquadrati dalla kiss cam.

Auguri a questa America e a chi la guida, la popola, la vive per un po' e poi va via, la visita e non se ne va più.
Auguri a chi la osserva da lontano, dall'altra parte dell'oceano, della terra, del mondo, dall'alto dei cieli.

Auguri da questa America, parte del mio viaggio, parte di me.


On the road, Shenandoah Valley


domenica 15 dicembre 2013

Finestra di successo



Life is much more successfully looked at from a single window.
- tratto da The Great Gatsby, di F. Scott Fitzgerald


La vita si osserva molto meglio da una finestra sola: in quanti sono d'accordo con questa affermazione?
Nick forse uscirebbe in carne e ossa dal primo capitolo del romanzo di Francis Scott Fitzgerald per dirvi che le persone che guardano il mondo da una sola direzione ed eccellono in quella singola cosa che fanno sono in effetti le persone che hanno più successo nella vita. In poche parole, guardare le cose da "una sola finestra" darebbe la visione più chiara in assoluto di ciò che si sta osservando.

Nello yoga esistono tecniche che usano la concentrazione su un singolo pensiero, un suono, un oggetto, un singolo elemento che ci permetta di focalizzare su di esso tutta la nostra attenzione e acquieti così la nostra rumorosa mente, affollata da ben più di un singolo elemento.
La parola yoga significa "unione" e lo yogi è colui che riesce a trovare la neutralità fra gli opposti: il mondo è fatto di polarità (giorno/notte, maschio/femmina, bene/male, ecc) e questa cosa non si cambia. Accettare i "due" e riuscire ad elevarsi al punto da vedere "uno" è il talento di una mente neutrale e la chiave per essere felici, poiché gioia e dolore, alti e bassi della vita diventano parti della stessa medaglia con cui giocare e fare esperienza.

Una sola finestra: siamo d'accordo? In quanti direbbero: se guardo soltanto da una finestra, non mi perderò tutto quello che si vede da qualche altra, magari meglio posizionata, proprio sulla piazza principale?
Non so voi, ma io ci ho pensato. E mi sono data una risposta.
Perché pensare a tante finestre? Chi ha detto che la nostra casa deve averne tante piccole e non può averne solo una gigantesca? Entrerebbe persino più luce. E, in ogni caso, chi ha detto che dobbiamo chiuderci in una casa per affacciarci da una finestra?
Tendiamo a cercare all'esterno ciò che possa soddisfare i nostri bisogni. Cerchiamo il successo nel mondo esterno, aspettandoci di scorgere risultati da quella finestra, dal comfort della nostra casa, da tutto ciò in cui abbiamo investito, dalla struttura che abbiamo scelto perché le nostre prospettive avessero la forma che corrispondesse alla nostra visione. Ma siamo sicuri che sia la visione giusta?

Qual è la chiave del successo? Cosa ci rende felici e allo stesso tempo prosperi?

Ci sono due possibilità: possiamo mettere finestre fra quattro mura nel tentativo di fare entrare luce e vedere il mondo affacciandoci da lì, oppure possiamo realizzare che la finestra siamo noi.

Se spostiamo l'attenzione all'interno, se realizziamo che quella finestra dà su noi stessi e non all'esterno, la visione cambia.
Nelle grandi aziende (ho lavorato come consulente di comunicazione per un paio di multinazionali, chissà, forse solo per condividerne qui l'esperienza!) il principio della finestra è fondamentale: invece di finestra sentirete espressioni altisonanti come comunicazione interna e comunicazione esterna, personalità del brand, vision, ecc. Stiamo parlando però sempre di una semplice finestra, niente altro che una finestra.
Ogni azienda è infatti tale e quale a una singola persona: più c'è unione e unità di intenti, meglio funziona.
Praticando yoga stimoliamo il sistema nervoso e, attraverso la meditazione, eliminiamo le personalità multiple per lasciare esprimere la nostra autenticità e creatività. In altre parole: eliminiamo lo stress e la spazzatura che abbiamo accumulato nel subconscio assumendo ruoli di ogni tipo per anni. Come dire: tutte le impalcature e le fondamenta della nostra casa possono rivelarsi fragili di fronte a uno scossone, se sono solo ciò che abbiamo creato per rivestire un ruolo. Finestre comprese.

Cambiando la prospettiva, realizzando cioè che non abbiamo bisogno di costruire alcuna finestra perché la finestra siamo noi, la prosperità comincia a fluire.
Pensate a voi stessi come una finestra: tutto entra ed esce liberamente. L'aria circola, l'energia circola, le idee circolano, la creatività circola. Possiamo aprirci e chiuderci in base alle situazioni, con un semplice gesto, sensibili e intuitivi, in grado di riconoscere immediatamente se ciò che entra è profumo di fiori o polvere da lavori in corso ed agire di conseguenza, cogliendo le buone opportunità oppure difendendoci da quelle potenzialmente dannose. La visione sul mondo esterno non è filtrata da qualcosa che abbiamo costruito noi, nella convinzione che il giudizio dato dalla nostra mente fosse la discriminante, bensì è esattamente ciò che è, visto dalla nostra consapevolezza, da uno sguardo diretto dall'interno al mondo esterno.

"La vita si osserva molto meglio da una finestra sola": le persone di successo usano solo una finestra.
Al di là delle implicazioni nel romanzo di Scott Fitgerald, ambientato nell'America delle differenze di classe degli anni Venti (si potrebbe dire che è ancora attuale...), dove con questa frase Nick esprime il suo iniziale desiderio di appartenenza alla società, la citazione qui serve da ispirazione: il successo viene dalla consapevolezza, dall'unità, dalla non dispersione. Per successo, leggasi felicità: barcamenandosi fra gli alti e bassi della vita con uguale partecipazione neutrale e gioiosa, lasciando che le cose si muovano senza blocchi e ristagni attraverso la nostra finestra, le opportunità non possono che arrivare.
In altre parole: la chiave del successo è credere in noi stessi senza preconcetti su come le nostre inclinazioni troveranno un risvolto nel mondo e sviluppare una neutralità che ci fa essere intuitivi e ricettivi a tutto ciò che ci circonda in modo da cogliere le buone opportunità al momento giusto.
E ovviamente, una volta scoperte le nostre potenzialità e inclinazioni e trovato il nostro sbocco creativo, metterci l'anima con grande onestà, impegno e trasparenza: mai e poi mai vogliamo deludere noi stessi!

Cosa vediamo in noi stessi di talmente bello che il resto del mondo dovrebbe saperlo e fruirne? Apriamo la nostra finestra e comunichiamolo!

domenica 8 dicembre 2013

Tracce di Natale



Neve, mele e cannella, compleanni, giochi di luce e candele profumate: tutti indizi del mio Natale. In più, ovvio, sono in America. Ecco com'è quest'anno, almeno finora.
Si comincia da passeggiate a Union Station, romanticismo a Georgetown, tramonti e outlet al National Harbor.

Union Station, Washington D.C.
Neve sul nostro terrazzino

National Harbor

Prendere nota: mai farsi regalare un albero di Natale dai Norvegesi. Hanno decorato quello donato agli US, oggi a Union Station, con piccole facce da urlo di Munch: il loro modo per ringraziarli dell'aiuto ricevuto durante la WWII. Che dire? Da urlo.


Union Station, Washington D.C.


























I compleanni dicembrini sono il mio e quelli del CV, non in quest'ordine. L'uomo di casa è stato festeggiato con una torta al cioccolato e noci, farcita con crema alla vaniglia.
Sin da piccola ho compiuto gli anni insieme al Natale, visto che il mio compleanno è il 27 dicembre, e le torte si sono sempre un po' confuse fra pandori e panettoni, pizziddati della nonna e paste di mandorla della zia, pasticcini degni della migliore tradizione siciliana.
In questi giorni le torte hanno rimontato (per quanto senza panna...!): ne ho fatte tre nel giro di una settimana, sono venute buonissime e sono super leggere, visto che lo zucchero è pochissimo e integrato da dolcificanti naturali (miele, malto di riso o sciroppo d'acero) e non ci sono uova.

Torta di mele accompagnata da crema alla cannella



Torta di cioccolato e noci farcita con crema alla vaniglia

Dopo una settimana intensa fra yoga e esami per un'altra cintura di taekwondo, trovo finalmente il tempo per scrivere e apprezzare quanto accaduto nelle ultime ore: tre dolcissime amiche che da DC vengono ad Alexandria alle 5 del mattino per vedermi e fare yoga insieme, happy hour in settimana per conoscerne di nuove e una chat con le care amicizie di sempre, su Whatsapp per poter parlare tutte insieme come ai vecchi tempi nonostante le distanze.

Cosa mi manca del Natale? Potrei dire la Sicilia, ma i miei genitori me la porteranno in persona, insieme ad olio extravergine di oliva appena spremuto e salse fatte in casa dalla mamma.
Mancherà un cane biondo, ma mai dal cuore. Mancheranno persone invisibili, ma senza rancore. Mancheranno regali preziosi e potremmo aver bisogno di più coperte, ma la ricchezza sarà come sempre il calore del cuore.

Dal Potomac, l'orizzonte non mi sembra più così lontano.